Non accontentarsi, capriccio o realizzazione di sé?

Cosa vuol dire veramente “non accontentarsi”?

Se temi che sia un atto di futile orgoglio, perché così ti è stato insegnato, ci sono buone notizie.

“Non accontentarsi” può infatti essere un atto di amore per sé stessi e per la vita, se orientato dalla consapevolezza.

Vuol dire “semplicemente” che, in qualità di individuo autonomo e consapevole, rifiuto di credere ai paradigmi limitanti assorbiti durante l’infanzia e nel periodo della mia formazione sociale. Scelgo invece di credere in me e nella vita, aprendomi alle infinite possibilità che essa può offrirmi.

Vuol dire vibrare a un diverso livello di frequenza rispetto a quello delle limitazioni che mi sono state insegnate, attirandomi quindi opportunità invece di costanti conferme che quei limiti esistono (in psicologia si parla di “profezia auto avverante”).

Non è quindi la soddisfazione di vanitosi capricci (che pure ogni tanto possono farci bene!), ma l’autorizzazione a diventare ciò che siamo realmente – come raccomandava già Pindaro – e ad esprimere il potenziale che la vita stessa ci ha donato, trasformandolo in “Potere” sotto tutte le sue forme positive.

Il Potere Personale è per me l’espressione, la manifestazione e la concretizzazione delle nostre Virtù. Come insegnava Aristotele, è proprio attraverso questo tipo di processo che possiamo raggiungere la Felicità individuale ma non solo. Facendo dono anche agli altri delle nostre capacità, contribuiamo a costruire una società a sua volta più felice.

Un Essere felice, un Essere che si ama, sa anche rendere felici gli altri.

Perché allora accontentarsi? O meglio… perché non chiedere di più? Che differenza percepisci in termini emozionali/fisici leggendo una frase o l’altra? Quale delle due ha più energia? Ricordiamoci che il nostro cervello si concentra innanzitutto sul potere evocativo delle parole. Quindi, per aumentare le possibilità di focalizzare correttamente l’obiettivo, stiamo attenti anche a questi aspetti nel nostro quotidiano.

Tornando ora al nostro “focus”… invece di limitarci apriamoci dunque alla realizzazione delle possibilità insite nei nostri progetti interiori. La bellissima immagine della ghianda, regalataci da Sir John Whitmore (uno degli illuminati fondatori del coaching moderno, che ci ha purtroppo lasciati nel 2017) ne è un perfetto simbolo. Whitmore ci rammentava che ciascuno di noi è come una ghianda “che racchiude in sé tutte le potenzialità per trasformarsi in uno stupendo albero di quercia.” E chi direbbe mai a una quercia che sta crescendo “Ma quante pretese hai! Accontenti di restare un alberello, altrimenti rischi di passare per un pallone gonfiato o di restare deluso”?

Quindi sì, osiamo chiedere di più alla vita. Lei saprà come fornirci ciò che abbiamo il coraggio di chiedere, sarà entusiasta di farlo.

A una “piccola” condizione… che nel frattempo ci impegniamo ad apprendere dai nostri limiti, dalle nostre situazioni sfidanti e che accogliamo tutto quello che ci manda- soprattutto in termini di vissuto emozionale – per comprenderci a fondo e “guarire” ciò che ancora ci fa soffrire… Per poi liberarci davvero e procedere oltre.

Buddha diceva: “Niente se ne va prima di averci insegnato ciò che dobbiamo imparare”. E forse imparare a chiedere di più, credendo profondamente di meritarlo, è anche una di queste…

Credo che ciascuno di noi meriti la Felicità, il Benessere, l’Amore e la Prosperità sotto tutte le sue forme. Semplicemente Il Meglio. E credo che per ottenerlo abbiamo in noi – anzi siamo – Risorse inimmaginabili e un Potere Creativo infinito come inimmaginabile e infinito è l’Universo di cui facciamo parte.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

2019-02-23T12:14:59+02:00

Leave A Comment